QUATTRO CHIACCHIERE CON MARIO VILLA

Mario Villa, cinofilo sopraffino e grande cacciatore, è stato per me un preciso punto di riferimento nell’allevamento del Segugio Italiano fulvo a pelo raso. I suoi segugi “di Pontenizza” da oltre mezzo secolo rappresentano la razza. Un cammino cinotecnico non facile, quello dell’amico Mario, perché il materiale di cui disponeva all’inizio della sua storia non era un granché.

“Nei primi anni Sessanta – raccontava Mario Villa al presidente storico della Pro Segugio Mario Quadri – avevo in canile segugi soprattutto funzionali ma morfologicamente scadenti oppure segugi belli ma scarsamente dotati. Poi, i segugi di allora, per questioni logistiche, erano più indipendenti, più testardi, più tenaci, più inseguitori. Nella selezione a venire si è dovuto dare molta più importanza alla docilità, alla maneggevolezza, allo spirito di colleganza. Ritengo sia il momento di operare con serietà ed oculatezza  sui soggetti oggi disponibili(parole pronunciate negli anni Ottanta, ndr) perchè la base su cui costruire è buona ed è il momento di completare il recupero della nostra amata razza”. 

Seguirono anni molto positivi per la Pro Segugio e per la nostra amata razza italiana. Allora come oggi i punti focali della selezione e valorizzazione del Segugio Italiano fulvo a pelo raso sono gli stessi.

“La scelta iniziale di un cucciolo – sono parole di Mario Villa pronunciate negli ultimi anni del secondo millennio – va fatta sulla genealogia, sulla tipicità, sul carattere. Poi, in età idonea vengono prese in considerazione  soprattutto le doti venatorie. Non sono per un addestramento a contatto del selvatico con soggetto troppo giovane mentre si deve iniziare in giovane età a portare  il nostro cucciolotto in macchina, ad esigere l’ubbidienza, il rispetto degli animali da cortile. Sono contrario all’addestramento nei recinti. La precocità fa sempre piacere anche se ho avuto segugi non precoci diventare ottimi cani da caccia”.

Il Segugio Italiano è un cane individuale? 

Il Segugio Italiano, se tale, non è cane di muta intesa in senso classico, alla francese. Comunque, nel tempo, le cose sono migliorate. Ho avuto, giudicato e visto mute di Segugi Italiani fulvi a pelo raso lavorare in modo brillante, sbrigativo, pulito, intelligente; un lavoro per niente chiassoso con pochi scagni dosati e sinceri per non tradire i compagni, sufficienti per richiamarli alla collaborazione. In quest’ottica il Segugio Italiano è un cane individuale ma nella muta. Un segugio troppo maneggevole ha perso in qualità naturali.  Purtroppo, alle prove, più della metà dei segugi con certificato ENCI del Segugio Italiano fulvo a pelo raso hanno troppo poco”.

COSA MANCA PER FARE IL SALTO DI QUALITA’ ?

“Avere a disposizione – conclude Mario Villa – zone idonee di addestramento soprattutto per i seguisti cinofili che si applicano per fare selezione. Il segugio per essere ben addestrato abbisogna di spazi, di silenzio, di tempo, tutte componenti che oggi(soprattutto al Nord Italia, ndr)mancano”.