LUIGI ZACCHETTI  CINOFILO E SEGUGISTA ECCELSO

Classe 1882, milanese, Luigi Zacchetti fu l’attore principe nel secondo millennio della difesa e valorizzazione della caccia col segugio. Ebbe la sua prima licenza di caccia a 16 anni. Una passione ereditata dalla famiglia.  Laureato in materie tecniche presso l’Università di Milano, si occupò dell’attività industriale della propria azienda che produceva contenitori metallici. Amava cacciare i beccaccini col pointer nelle risaie delle province di Pavia e Novara, nelle marcite della Lombardia, e le quaglie di passo nelle stoppie della Brianza. Si innamorò per caso del segugio: “Aveva vent’anni – scrisse il maestro Mario Quadri – e stava cacciando le quaglie nelle stoppie brianzole  verso la fine di settembre quando venne colpito dalla musicale canizza di una muta di segugi. Il fato volle che la lepre passasse a poca distanza dalla sua postazione inseguita da una muta di segugi. Mise al guinzaglio i suoi due pointer per meglio ascoltare  e godere di quella canizza che lo affascinava. Successivamente, a Milano, incontrò Piero Bonanomi, il più grande segugista del tempo, collaboratore di note riviste di caccia(Diana Venatoria di Firenze e di Roma) che pochi mesi dopo gli diede i primi tre segugi, frutto di un incrocio. Luigi Zacchetti si recò più volte in Francia dove conobbe e frequentò  i migliori seguisti della Vènerie”.

Nel 1920, per contrastare l’avversione alla caccia col segugio, Luigi Zacchetti e un gruppo di appassionati  di Lodi e Milano diedero vita alla Società Amatori del Segugio e del Cane da Tana, con sede in Lodi. La caccia col segugio fu salva. Successivamente lo Zacchetti scrisse per la casa editrice Hoepli di Milano  Il manuale del cacciatore col segugio, un volume di circa 100 pagine. Grazie al lavoro degli appassionati della società di seguisti lodigiana venne promosso il segugio di genealogia accertata. Dal 1920 al 1939 Luigi Zacchetti percorse tutta la penisola italiana per favorire il riconoscimento di razze autoctone come il montagnino  delle Alpi, il lepraiolo dell’Appennino,  e il vertreddu Sardo. Tanto lavoro però non venne premiato per l’apatia dei lepraioli dell’epoca. Infatti, la cultura generale del tempo era ostica al cane di genealogia accertata. 

Dal 1948  fino al termine del suo percorso terreno Luigi Zacchetti  tentò di rivitalizzare la società amatoriale di Lodi ma con scarsa fortuna. E non ebbe la gioia  di vivere il riconoscimento della Pro Segugio, da parte dell’ENCI, avvenuto il 29 ottobre del 1954, due mesi dopo la sua dipartita. 

Luigi Zacchetti era il ritratto del perfetto gentiluomo; signorile, di belle maniere, dotato di una cultura  cinofila e venatoria di notevole spessore. Si racconta negli scritti dell’epoca che fosse un uomo saggio, di poche parole  ma che si trasformava quando liberava i suoi segugi. “Si faceva burbero – mi ricordò il compianto farmacista Cesare Sabbia di Vailate – e severo tanto da incutere timore. Non ammetteva errori durante la cacciata. Ma conclusa l’azione venatoria  tornava il gentiluomo di sempre”.