L’ORECCHIO E’ MARCHIO DI FABBRICA

“L’orecchio del Segugio Italiano – recita lo standard – è unico. A differenza di tutti i segugi esteri , infatti, possiede specifiche caratteristiche: dev’essere pendente, di forma triangolare, piatto in quasi tutta la sua lunghezza e molto largo. L’apice dell’orecchio deve terminare  in una punta stretta e mai largamente arrotondata.

La sua cartilagine dev’essere sottile, piuttosto rigida in tutta la sua estensione; la sua inserzione presenta una torsione che porta in avanti tutto l’orecchio non permettendogli di rilassarsi né di ripiegarsi su se stesso, né di accartocciarsi. La punta dell’orecchio si torce leggermente verso l’interno con una leggerissima voluta . La sua inserzione è a livello dell’arcata zigomatica o leggermente sotto. La lunghezza dell’orecchio va dal 66% al 70% della lunghezza totale della testa, il 30% dell’altezza al garrese”.

La selezione del Segugio Italiano fulvo a pelo raso, quindi, deve essere oculata perché ancora oggi si verificano nei soggetti che vanno per la maggiore “reminescenze ataviche indesiderate”. Troppi incroci hanno subito i nostri segugi: “Meglio il bello o il bravo? Meglio il bravo e il bello il più possibile amalgamati”. Il bello però deve essere funzionale, con muscoli salienti, dalla solida costruzione che si associa all’eleganza delle linee nella distinzione.

“L’orecchio – sottolineava il Comm. Paolino Ciceri – ha un’incidenza del 50% sulla qualità della testa; è grande componente del tipo”. L’orecchio consente al segugista navigato di cogliere all’istante se il nostro segugio ha subito inquinamento. Il suo attacco moderatamente largo, cadente nella forma allungata, più largo nella parte centrale, aderente alla guancia con prevalenza di portamento lievemente in avanti, con visibile voluta interna, con margine terminale a punta e in lunghezza  non superante il tartufo. 

Il professor Giuseppe Solaro, nel redigere il primo standard del Segugio Italiano, parlando della funzione dell’orecchio, asseriva che “Il segugio, naso sul terreno, deve risolvere i problemi dell’usta, la particolare posizione della testa obbliga l’orecchio a circoscrivere il tartufo favorendone, col proteggerlo dall’aria, la percezione”.