L’INTELLIGENZA NEL SEGUGIO ITALIANO

La parte più difficile nella selezione del Segugio Italiano riguarda le qualità interiori del nostro cane. E tra queste quella più significativa è rappresentata dall’intelligenza, dalla sagacia. Cosa si intende per intelligenza? “E’ la facoltà – recita lo standard del Segugio Italiano – per cui i nostri segugi sono saggi e perspicaci, capaci di avanzare sulla passata e sulla traccia con certezza, distinguendola in tutte le sue sfumature”.

L’intelligenza non va confusa con la finezza di naso. Il naso è utile ma senza il cervello la potenza olfattiva del nostro segugio serve a poco. L’intelligenza non è solo un dono della natura ma è possibile migliorarla attraverso un corretto esercizio, il processo educativo del nostro ausiliare. Valutare l’intelligenza di un Segugio Italiano non è per tutti, giudici compresi. Ci vuole dono di natura, oculatezza, senso dell’osservazione. Il segugio di qualità lo si vede nel saper individuare le “porzioni” di terreno dove andare ad accertarsi della presenza dell’usta della lepre nella fase di cerca. L’intelligenza del nostro segugio si valuta anche dalla maniera in cui il nostro cane accarezza col tartufo un filo d’erba, il rametto di un arbusto, un sasso. Il Segugio Italiano di qualità, intelligente, è sincero ed emette la voce in modo proporzionale all’intensità della passata o della traccia. “Solo in questo caso – sottolinea il presidente storico della Pro Segugio, il maestro Mario Quadri – la voce del segugio acquista il valore espressivo e le inflessioni della parola della quale l’esperto segugista intende appieno il significato”. 

L’intelligenza poi si misura nella sicurezza e speditezza di avanzare sulla passata e sulla traccia e nella sbrigatività nel superare i falli della passata e della traccia.  

L’avvocato Gildo Fioravanti osservava che il segugio può essere intelligente e non sagace o di iniziativa; oppure non sagace o d’iniziativa se non intelligente. “La sagacia – è il credo di Fioravanti – e l’iniziativa sono un’applicazione pratica dell’intelligenza; la scaltrezza e la furberia completano poi il patrimonio del buon segugio. Il tempo che il soggetto resta sui falli stabilisce il suo metodo e la sua iniziativa: la sua intelligenza”.