L’EDUCAZIONE DEL SEGUGIO ITALIANO

“Una buona educazione – scriveva il fondatore della Pro Segugio Mario Quadri – ed anche una moderata sottomissione, quando necessaria, è di rigore”. 

Cosa intendiamo per sottomissione: non l’eccessiva severità perchè altrimenti si potrebbe condizionare l’intelligenza del nostro segugio e il suo futuro venatorio. Per ottenere l’ascolto del nostro giovane allievo bisogna entrare per prima cosa in simbiosi col giovanissimo segugio; poco alla volta il comando verrà assimilato come naturale e spontaneo. 

Compiuti i 3 mesi di età, con grande tatto, si insegna al cucciolo a camminare al guinzaglio. Successivamente, con uno strattone del guinzaglio, lo si educa al rispetto delle regole, alla vista di un pollo ruspante o di un gatto che si deruba dal giardino. Verso i 6 mesi di età l’aspirante segugio deve confermare di aver appreso la prima fase della formazione. In questo primo step il nostro cucciolone deve manifestare coraggio, essere audace e intraprendente; interessato ai vari sentori che può percepire in un prato. Al guinzaglio deve manifestare la propria eleganza nella camminata, una certa disinvoltura, far intravvedere armonia, classe. Superata alla grande la prima resistenza al guinzaglio, lo porteremo su una pastura fresca di lepre facendogli annusare e mangiare i caccherelli dell’orecchiona. Accarezzatelo e incoraggiatelo. La prima volta rimarrà per sempre nei suoi ricordi; sarà l’inizio della sua storia, della sua personale sfida con la lepre. E’ il metodo più sicuro per specializzare il nostro aspirante segugio. Se in canile disponete di un cane sicuro, dopo che il cucciolone avrà manifestato di essere pronto per la vera iniziazione, portate giovane e “vecchio” sul terreno di caccia. Quando il cane esperto avrà rintracciato l’usta della lepre, tenendolo al guinzaglio, portategli appresso l’allievo che inizierà dopo breve apprendistato ad accostare “al traino”. Ripetete per qualche volta l’esercizio. Quando “il ragazzo” sarà pronto, portatelo da solo sul terreno.

“Lo porto di buon’ora su un prato di lupinella – scriveva l’avvocato Gildo Fioravanti – falciato da poco, con l’erba tenerella, ideale per la pastura della lepre. Un esercizio che va ripetuto”. In presenza di un soggetto precoce, bastano poche lezioni per sentirlo emettere la prima voce sulle fatte e sull’usta della lepre. Altri abbisognano di più tempo. Per questi il conduttore deve capire quando inizia ad accendersi la lampadina. Allora sarà il momento di insistere anche se il traguardo è ancora molto lontano. 

Io in canile ho segugi che hanno iniziato il loro rapporto diretto con la lepre a 10 mesi. Prima mi sono interessato al dressaggio tra le mura amiche e al superamento dello stress dell’auto per i primi viaggi in campagna. Questi soggetti recuperano in due o tre mesi il distacco loro inflitto da un cucciolo più precoce. Ne possiedo uno precocissimo, acquistato da un noto allevatore umbro: la scorsa stagione venatoria (aveva 5 mesi e mezzo) ha esordito in muta, ricoprendo con autorità il ruolo di centro puro, al termine di un mese e mezzo di addestramento. Oggi ha 11 mesi e fa cose straordinarie rispetto ai pari età. E’ nato per andare a caccia. Forse non ha il tipo, la classe, la razza dei colleghi di canile, più vecchi di 9 mesi, ma è comunque bello da vedere. Un cane intelligente che si è presto italianizzato cacciando coi giovani della Padania: da voce solo quando serve e tace per evidenziare il problema. All’inizio di questo mese di marzo, in solitaria, ha scovato 4 volte a pelo su 6 uscite, in una zona di caccia dove le lepri scarseggiano. Si è fatto più intraprendente e meno avvinto dall’usta della lepre sulla pastura. Ti mette voglia di andare in campagna.