LA VOCE DEL SEGUGIO RACCONTA LA CACCIATA

Fra natura e uomo c’è sovente discordanza. Un pensiero che con frequenza si manifesta. Infatti l’uomo è più propenso ad urtarsi con la natura che accettarla in toto. Se la tutela dell’ambiente che ci circonda corrisponde a necessità  di comportamento, di vita, si può anche ritenere ammissibile che chi si impegna a difendere questo diritto abbia la parte della ragione. L’uomo adopera i beni  della natura e cerca di evitarne le insidie con le quali deve misurarsi. Che l’essere umano conosca sempre meglio il modo di trarre vantaggio dal bene ed eludere il male è segno del suo progredire ma se si disprezza o dimentica l’importanza del vincolo l’imprudenza è grande. La natura va difesa ma non con arbitrarietà; le imposizioni di chi protegge l’ambiente creando proibizioni di attività umane sviliscono lo scopo. Venendo a noi cinofili e cacciatori, non sempre questo rispetto  nei confronti della natura trova compimento. In agricoltura le molteplici forme di forzatura dei prodotti della terra sono sovente in contrasto con la natura stessa. Nell’industria la discordanza di tanti ricavati per la necessità dell’uomo sono dannosi per l’ecologia. Tutto questo se ponderato è accettato; si pensi quindi ad accettare la caccia in tutti i suoi aspetti. La cinofilia venatoria mette in evidenza il detto “chi ama la caccia vive la natura”. Ed è una grande realtà. Il cacciatore dovrebbe orientarsi e dare maggior peso alla qualità delle uscite venatorie che non al carniere da mostrare agli amici. Riconoscere di essere ospiti in casa d’altri  significa maturità cinegetica. L’auspicio è che l’uomo con ragionamento  riesca a sistemare i vari problemi ristabilendo equilibrio con l’ambiente che ci offre tante opportunità. Una grossa mano può venire dalla cinotecnia, dall’amore verso il proprio cane che ogni vero appassionato cinofilo-cacciatore deve avere nel proprio DNA. E la voce del segugio è la via maestra per tradurre e cogliere le magie che la natura ci riserva. Il segugio italiano con la sua voce squillante e gradevole fa la cronaca della cacciata. Più la voce risponde alle caratteristiche dello standard di razza e più il livello qualitativo si alza. La stessa cosa avviene nel campo della lirica.  E’ il sogno, il punto di riferimento del vero appassionato di cani da seguita. La muta, per la sua ricchezza di elementi, per la sua complessità rappresenta la montagna più alta da scalare per vivere la natura in perfetta simbiosi. Ma anche la coppia e il singolo soggetto sono da gustare in ogni loro sfumatura.

Per classificare la muta nella sua vera identità sono indispensabili segugi completi, specialisti e, quindi, non potranno mancare il marcatore o segugio di centro(particolarmente legato alla passata e alla traccia che in accostamento  e in seguita marca i falli della persa richiamando i compagni); il segugio di centro avanzato che rispetto al marcatore  possiede maggiore iniziativa nella soluzione dei falli; l’accostatore che risolti i grovigli nelle pasture ha facilità a seguire sbrigativamente la passata notturna che porta al covo; i boschettatori, cani riservati, che basano il proprio lavoro sull’iniziativa; il guidaiolo o cane maestro che riassume in se tutte le doti qualitative compresa la prestanza atletica. Questi risultati si ottengono solo quando i giovani segugi, educati e addestrati a solo, sanno individualmente compiere tutte le fasi della caccia. Lo ripeteva spesso il maestro Mario Quadri, fondatore della Pro Segugio “Luigi Zacchetti” e presidente per 43 anni della maggiore tra le società cinofile specializzate dell’ENCI. La scelta del cucciolo è il momento più delicato e fondamentale per la costruzione di una muta di segugi ma anche di una coppia o di un singolo. Una cernita ponderata che deve tenere conto della genealogia di padre e madre del nostro ausiliare sia che si tratti di un accoppiamento fatto tra le mura amiche che ci si rivolga ad un allevamento per la monta o per l’acquisto di un giovane soggetto. Il cucciolo deve essere tipico, degno rappresentante della razza ed essere dotato di un grande carattere; ben costruito. E, soprattutto, avere una bella voce. Già a 2 o 3 mesi di vita è possibile intuire la qualità della voce del nostro futuro segugio. Ci vuole sensibilità e passione oltre al tempo di osservazione. Liberiamo a coppie i nostri cuccioli nel giardino di casa o in un prato e facciamoli rincorrere un coniglio. L’esperto segugista saprà trarne le prime valutazioni. La precocità del soggetto è da tenere in giusta considerazione anche se ci sono segugi non precoci che poi sono diventati ottimi cani da caccia. Prima di tutto il cucciolo va abituato alla cassetta nella macchina; ad essere ubbidiente ai richiami del padrone, al rispetto degli animali da cortile. Una tipica muta di segugi italiani dovrebbe svolgere un lavoro brillante, sbrigativo, pulito, intelligente. Un lavoro che non può essere chiassoso. “Pochi scagni dosati e sinceri – puntualizza Mario Villa, noto allevatore di segugi italiani con l’affisso di Pontenizza – per non tradire i compagni, sufficienti per richiamarli alla collaborazione. Un cane molto ubbidiente, maneggevole, credulone dei compagni, non è mai un cane insistente, un cane tenace, un cane redditizio. Sono certo e convinto che se la maggior parte dei segugi ha acquistato maneggevolezza ha perso in qualità naturale: è molto grave”.

Come recita lo standard del segugio italiano, nella caccia e nelle prove di lavoro  il nostro allievo deve fornire classicità e stile; tipicità di lavoro per offrire uno spettacolo di tecnica elevata ad espressione.

E’ un cane instancabile, con uno specifico sistema nel rintracciare la selvaggina da pelo. Le pause prolungate durante la fase di cerca, la ricerca della passata notturna della lepre, l’accostamento, lo scovo e la seguita incalzante del selvatico, lo rendono inconfondibile ed apprezzato dagli appassionati cinofili e cacciatori.

Un capitolo a parte merita la voce emessa con timbro vivace durante tutta la durata della cacciata senza sforzo alcuno. Rappresenta la sintesi del pensiero nel nostro segugio, lo specchio di un ragionamento logico del tutto simile alla parola. Voce che viene sospesa col mancare dell’usta o della traccia. Dalla voce di una muta ben assemblata si può arrivare a dichiarare la natura del selvatico cacciato. Inizialmente il segugio italiano emette uno squittio incerto; poi, vocalizza sempre di più appena si è accertato del buono dell’emanazione. Durante la fase di accostamento(il tratto di percorso della lepre dalla pastura al covo)il tono e il ritmo della voce  si mantengono uniformi. Cambia invece sulla strada che porta al covo con la presenza di pause più o meno prolungate relative ai falli, alle difficoltà create dal selvatico per “sottrarsi al predatore”. La voce diventa quasi lamentosa nei grovigli(la lepre tenta di confondere il segugio con l’andare e venire più volte nello stesso fazzoletto di terreno). Sulle doppie(gli ultimi salti della lepre prima di accovacciarsi)il tono si accentua, lo squittire diventa sincopato. Alla vista dell’animale scovato il nostro segugio emette, come grido d’allarme, uno scagno energico che diventa martellante e a piena voce squillante nell’inseguimento.

La seguita svolta con aggressività fisica incalzando il lepre con la soluzione rapida dei falli con una metodica impiegata nella fase di accostamento  ma a velocità elevata. Un fantastico crescendo rossiniano. E’ il godimento assoluto da parte dell’appassionato segugista. Infine, due parole sullo stile di razza: è l’espressione nel lavoro dei caratteri fisiologici e psichici. Vale a dire, l’eleganza dell’andatura, il portamento della testa, la qualità della voce, il metodo nelle diverse fasi della seguita.