LA MUTA. QUALI CARATTERISTICHE?

La muta di Segugi Italiani è un complesso di specialisti che concorrono ad un unico obiettivo cioè di cercare, accostare, scovare ed inseguire la lepre con metodo classico(alla francese?) oppure è una banda di segugi che, in modo analogo, evidenziando nel contesto note di specificità(più portato alla cerca, all’accostamento, allo scovo e all’inseguimento) si mette a disposizione del collettivo per la riuscita della cacciata? Si tratta di uno dei temi più affascinanti della caccia col segugio alla lepre. Un argomento che culturalmente ha contrapposto personaggi che hanno fatto la storia del segugismo nazionale del Novecento ma che continua oggi anche se con attori protagonisti meno conosciuti dagli appassionati cacciatori e cinofili della nostra penisola.

Personalmente ritengo che la muta di Segugi Italiani debba essere formata da soggetti che abbiano uniformità nel contesto della razza, del tipo, del metodo di lavoro; che pur nell’individualità abbiano tutti i fondamentali per alternarsi coi compagni nell’espletamento delle diverse fasi della cacciata. La selezione della razza favorisce questo concetto. Purtroppo mancano direttive culturali da parte degli organi preposti. Le prove o meglio le verifiche zootecniche dovevano e dovrebbero servire a questo. Troppe volte il giudice ha richiamato il concorrente perché la muta in prova nella prima fase di cerca si è aperta a ventaglio prendendo anche 100, 200 metri di terreno alla ricerca della passata della lepre, sbandierando il “fuori mano”. La moda del cane corto ha castrato l’individualità del soggetto; il resto l’ha fatto il “dressaggio ignorante” con l’uso scorretto della tecnologia. 

L’avvocato Gildo Fioravanti sosteneva che “I criteri per la formazione della muta sono diversi: dai più questa è stata paragonata a un’orchestra in cui ogni singolo fa la sua parte specifica. Ma l’armonia nella muta è affidata non alle diversità ma all’omogeneità del lavoro; le differenze meno sono e migliore è il risultato. Viceversa, per arrivare all’ideale della perfezione, pur ribadendo lo stesso concetto, alcuni affermano che la muta è un’unione fra più componenti che mettono a disposizione del collettivo le loro qualità di specialisti: lo scovatore, l’inseguitore, l’accostatole, il cane da sentiero o di strada, il cane di forte iniziativa, ecc….”. “Tale proposizione – conclude Gildo Fioravanti – è teoricamente perfetta ma impraticabile. Che cosa fa lo specialista mentre gli altri svolgono una fase della cacciata di diversa competenza, rimane dietro il panettiere? Per essere completo il nostro segugio ha una sola possibilità e cioè quella di essere fedele alla traccia. I migliori specialisti, quindi, sono i grandi cani. Per costruire una buona muta occorrono cani completi e niente di più, perché di più è impossibile avere”.

Una tesi condivisa dal maestro Mario Quadri, fondatore della SIPS e per 43 anni suo presidente, ma con alcuni distinguo: “La muta non è un accozzaglia di cani riuniti a casaccio ma il frutto di una composizione paragonabile ad un mosaico dove ogni tassello occupa un posto specifico a comporre l’opera d’arte. Solo l’allevamento, la razza, offre ampie possibilità di scelta e quindi rappresenta il mezzo migliore per la composizione ideale delle mute”. Ovviamente l’educazione, l’addestramento del segugio deve seguire una precisa e univoca metodica. “I componenti la muta – continua Mario Quadri – devono necessariamente essere tutti maneggevoli  perché il canettiere diventa un componente attivo della muta ideale. La coesione coi compagni è solo una questione di tempo. Basta infatti un sol cane scoordinato per sciupare l’integrità degli altri”. “Per classificare la muta nella sua vera identità – sottolinea Mario Quadri – sono indispensabili segugi campioni nella loro specialità. Tra loro non potranno mancare il marcatore o segugio di centro(particolarmente legato alla passata e alla traccia che in accostamento  e in seguita marca i falli della persa richiamando i compagni); il segugio di centro avanzato che rispetto al marcatore  possiede maggiore iniziativa nella soluzione dei falli; l’accostatore che risolti i grovigli nelle pasture ha facilità a seguire sbrigativamente la passata notturna che porta al covo; i boschettatori, cani riservati, che basano il proprio lavoro sull’iniziativa; il guidaiolo o cane maestro che riassume in se tutte le doti qualitative compresa la prestanza atletica”. “Questi risultati – conclude Mario Quadri – si ottengono solo quando i giovani segugi, educati e addestrati a solo, sanno individualmente compiere tutte le fasi della caccia. E’ una avvertita raccomandazione”.