LA LEPRE, IL SEGUGIO, LA CACCIA SPECIALISTICA

“La caccia alla lepre è sicuramente la più fine, la più attraente di tutte le altre attività venatorie e rappresenta l’apice del classicismo venatorio, sia dal punto di vista etico che da quello estetico purché gli attori siano segugi di ottima qualità, addestrati e assistiti da un bravo canettiere”: è il pensiero del maestro Mario Quadri, fondatore della Pro Segugio “Luigi Zacchetti”, per oltre 8 lustri presidente nazionale della SIPS, il quale ha dedicato una vita alla selezione e valorizzazione dei cani da seguita, del segugio italiano in special modo. 

Nel suo peregrinare notturno e mattutino, la lepre lascia sul terreno sulla vegetazione un’usta leggera, tanto da richiedere al nostro segugio una capacità olfattiva non indifferente; non solo: tanta intelligenza per saperla valutare in tutte le sue sfumature. La lepre prima di andare al covo crea ai nostri ausiliari tante difficoltà percorrendo strade, terreni difficili, creando grovigli di difficile soluzione per i cani. Il segugio per arrivare alla lepre deve essere dotato di un naso finissimo e di saperlo usare. Il maestro Quadri lo chiamava a ragion veduta “naso utile”. 

Tornando a bomba, per ben cacciare la lepre è necessario conoscerla sia morfologicamente che per le sue abitudini che per il suo comportamento. Ad esempio, i maschi camminano sulle punte dei piedi mentre le femmine appoggiano l’intera pianta; così il maschio lascia intravvedere sull’orma lasciata nel terreno molle solo 2 o 3 unghie mentre la femmina tutte e quattro. 

Anche le fatte(i caccherelli)sono importanti per determinare il sesso della lepre: nei maschi terminano a punta mentre nelle femmine sono tondeggianti. Dalla grandezza dei caccherelli si può dedurre anche l’età approssimativa della lepre e il suo peso. Particolari importanti per chi pratica la caccia alla lepre di selezione; infatti, l’itinerario notturno dei maschi di lepre differisce notevolmente da quello delle femmine; così come il comportamento dopo lo scovo. La lepre va al covo a poca distanza dalla pastura; mentre il lepre si allontana molto dalla pastura. La lepre scava il covo in profondità; il lepre rasente alla superficie. Sia la femmina che il maschio hanno la testa rivolta dalla parte da dove sono arrivati per poter vedere i loro antagonisti che risalgono la traccia. Sia la lepre che il lepre doppiano e raddoppiano sulla loro traccia per confondere sia i segugi che i loro predatori di terra. Il raddoppio  sono delle deviazioni improvvise  a destra e a sinistra che ogni lepre mette in atto nell’andare verso il covo. Le doppie sono gli ultimi salti che le lepri compiono prima di accovacciarsi. Seguire le tracce lasciate nella neve dalla lepre prima di andare al covo è un esercizio fondamentale per il giovane segugista. Si ha l’opportunità di intuire quante difficoltà la lepre sa creare ai nostri segugi per evitare la “sveglia” anticipata. Conoscere le abitudini della lepre nel proprio territorio di caccia è determinante; abitudini che cambiano rispetto ai cambi di stagione. 

La lepre è l’attore protagonista della nostra passione: una lepre vera, il frutto di una selezione naturale. Un vero selvatico, il solo in grado di esaltare le doti venatorie del segugio più bravo. Per far questo, i veri segugisti si devono adoperare nella gestione del proprio territorio di caccia con prelievi proporzionati al patrimonio esistente. La caccia per specialità è sempre stata prospettata come rimedio insostituibile per una opportuna soluzione dei temi venatori di attualità. Nella Pianura Padana, dove vivo e dove vado a caccia, la stragrande maggioranza dei cacciatori persegue ogni specie di selvatico. Spesso capita di vedere gruppi di cacciatori con cani da ferma o da cerca impegnati in azione di rastrellamento del terreno alla ricerca della lepre che una muta di segugi sta cercando in un coltivo poco distante. Di contro, cacciatori coi segugi che sparano anche ai fagiani levati dai loro cani. 

La caccia per specie è la cosa più naturale. Purtroppo oggi abbiamo alcuni personaggi che oltre a non conoscere il cane, ignorano il comportamento della lepre, del selvatico che lo appassiona. Il metodo favorisce la classicità della cacciata concorrendo alla emarginazione di quelle “squadracce” di portatori di fucile responsabili della distruzione del patrimonio faunistico, delle lepri. Senza lepri non c’è lo spettacolo che i nostri segugi sanno offrire nelle giornate favorevoli. L’aspetto cinofilo è il valore aggiunto per consentire al mondo venatorio di crescere nel solco della sportività, della tutela, della salvaguardia e valorizzazione del nostro territorio.