IL VANGELO SECONDO GIANCARLO

La Pro Segugio ha fallito: non sono bastati 65 anni per portare a termine il recupero e valorizzazione del Segugio Italiano. Nei 44 anni di presidenza del maestro Mario Quadri si è badato più al fenomeno della lievitazione dei soci segugisti, per avere maggior peso politico in seno all’ENCI, consentendo l’imbastardimento del Segugio Italiano con segugi francesi(lo ha ammesso lo stesso Quadri nel corso di un pubblico dibattito andato in scena a Soncino il 22 giugno 2012), che alla selezione del nostro segugio. Sono stati organizzati campionati sociali, raduni, prove nazionali e internazionali di lavoro, la Coppa Europa, creando un grande circo, ma si è perso di vista il Segugio Italiano. Una monarchia spezzata nel 1997 da Giancarlo Bosio, bergamasco, appassionato di razze dell’OltrAlpe. L’avvio della nuova presidenza fu incoraggiante con la “trasformazione” delle prove-gare di lavoro in verifiche zootecniche; la individuazione di “prove DOC” con CAC dove evidenziare la valorizzazione della selezione della razza. Purtroppo le verifiche non hanno prodotto i frutti sperati per carenza di tecnici all’altezza del mandato. La formazione dei nuovi giudici seguì la strada della scorciatoia data la domanda crescente di prove e manifestazioni. Le schede utilizzate per la valutazione dei segugi hanno da subito creato(e continuano a farlo) problemi di ordine matematico: relazioni preconfezionate a cui allegare i punteggi per arrivare alla qualifica da assegnare senza distinguo per i componenti di coppia e muta, spesso valutati col medesimo punteggio. Solo in presenza di CAC si è evidenziato il segugio nelle quattro fasi della cacciata. 

Seguirono le presidenze  di Pio Tarquini, Fulvio Ghilardi, Vincenzo Ferrara(inizialmente “sponsorizzato” da Bosio) e Roberto Pigliacelli. Il presidente Vincenzo Ferrara ebbe il merito di spostare il fulcro della SIPS dal Nord al Centro Italia, di sposare il boom delle razze italiane da cinghiale, di tradurre la cultura segugistica francese. Anche lui appassionato di razze estere, come testimonia l’unico allegato alla rivista I Segugi, dedicato all’Ariégeois. Il Segugio Italiano? Promosse lo studio su un centinaio di segugi nazionali il cui DNA avrebbe dovuto misurare il grado di selezione del Segugio Italiano. Un fallimento? 

Ora, il dottor Giancarlo Bosio torna con un suo vecchio cavallo di battaglia: “Principi e tecnica di valutazione  in funzione dell’uniformità dei criteri di giudizio” . Un interessante articolo, a commento della scheda di valutazione, pubblicato sulla rivista della Pro Segugio e rivolto al corpo giudicante. Musica per le mie orecchie, o se preferite, una generosa affettata di tartufo bianco sui tagliolini al burro versato sposati ad un nobile rosso delle colline di Bolgheri.

“Le qualifiche – puntualizza Bosio – devono essere assegnate per quello che realmente rappresentano: l’Eccellente significa che il cane ha meritato la massima valutazione in tutte le quattro fasi; io, raramente, vedo lavori di Eccellente”. Il dr. Giancarlo Bosio analizza poi i punti di merito della scheda: “Morfologia” 30 punti. E’ ovviamente molto importante in quanto verifica quanto descritto nello standard; inoltre non vanno dimenticati quei gravi difetti elencati sul libretto ENCI causa di squalifica”. Quindi lo “Stile di razza” 20 punti. E’ l’insieme di manifestazioni, atteggiamenti, movimenti che caratterizzano e distinguono le varie razze da seguita: manifestazioni psichiche (intelligenza), comportamenti del cane a contatto con l’emanazione, carattere di razza, temperamento, olfatto, voce; movimento di tutto il corpo, la morfologia, la conformazione, della coda in particolare, il portamento della testa sull’usta, l’andatura”. La “Cerca” 10 punti. “Deve essere svolta con passione – continua Bosio -, naso a terra, senza corse a vuoto, scagni o urla inutili, esplorando con meticolosità il terreno soprattutto in quei punti che interessano le abitudini notturne della lepre. Mantenendo il collegamento all’interno della coppia o della muta ma in modo autonomo. Non corse a vuoto o gli scagni per nulla. La maneggevolezza non significa ridurre il segugio ad una pecora”. “Accostamento” 30 punti. “I segugi sono in accostamento – sottolinea il già presidente della SIPS – solo quando dopo aver trovato l’uscita della lepre dalla pastura procedono insieme (non in fila) risolvendo i possibili falli per giungere in prossimità del covo”. Quanto all’olfatto, alla sicurezza nel valutare l’usta e alla soluzione dei falli: il giudice seguendo i cani ha la possibilità di apprezzare il naso utile dei segugi in esame nell’avanzare con sicurezza e decisione sulla traccia.  “Scovo” 30 punti: percezione della vicinanza del covo, iniziativa nella soluzione del fallo di rimessa. “Non è scovo – evidenzia Giancarlo Bosio – se i cani non hanno dimostrato, manifestato prima di sentire, avvertire, accorgersi di essere vicini al covo. E’ la condizione per poter assegnare una qualifica che non dovrà mai essere importante se vi sono dubbi”. La “Seguita” 50 punti. “Sia chiaro – incalza Giancarlo Bosio – che un inseguimento di 5, 10 minuti non è una seguita; almeno 20 minuti.  I falli più delle volte sono procurati dai cani più che dalla lepre soprattutto appena dopo lo scovo. La risoluzione di questi presupposti falli non vanno premiati perché errori dei cani. Troppo spesso si danno qualifiche con seguite che altro non sono che rincorse allungate. In questo modo non si fa selezione!”. La “Voce” 30 punti. Espressività, frequenza, ritmica, timbro e tono. “Il timbro e il tono – conclude Bosio – devono rispecchiare le caratteristiche della razza fissate dallo standard di lavoro. Deve essere quella tipica della razza. Nel Segugio Italiano non sono ammessi urli. Non si può più tollerare una voce non corrispondente allo standard di razza!!!! Lo standard di razza è la Bibbia a cui ubbidire”. Da buon cristiano ci voglio credere, ancora una volta. Speriamo ci credano anche loro, quelli che fino ad oggi hanno giocato con la nostra passione, impedendo di concretizzare il recupero del Segugio Italiano, quello vero!!!