IL SEGUGIO ITALIANO, IL SUO SGUARDO E’ LA RAZZA

“La testa del Segugio Italiano rappresenta il 70 per cento della razza”: lo ha affermato in più occasioni il giudice esperto Paolo Ciceri nel corso di incontri tecnici sulla nostra razza da seguita ma anche nei ring e sui campi di prova. Una frase che mi è tornata alla mente il 3 aprile scorso: ero appena stato dimesso dall’ospedale dopo 4 settimane di battaglia contro il Coronavirus; entrando in casa avevo scorto tra la posta la rivista “I Nostri Cani”. Sfogliando con curiosità cinofila il periodico edito dall’Enci, nelle pagine riservate ai club, i miei occhi andavano a fuoco su una fotografia che ritraeva in un ring un bel gruppo di Bracchi Ungheresi. Soggetti con corpo, arti e coda del tutto simili a quelli del Segugio Italiano a pelo raso. La testa invece evidenziava una marcata differenza. Lo stessa considerazione vale per il Petit blu De Gascogne, per l’Ariegeois, il Porcelain e il Segugio di Lucerna ovviamente senza considerare il colore del mantello: razze queste utilizzate ieri come oggi per portare avanti incroci di sangue che rispondono solo alle esigenze personali di cacciatori col segugio residenti per lo più in zone collinari e montane del centro e sud dello stivale. Quasi come in pianura dove, per avere cani corti e cacciare a ridosso delle strade, si incrociano segugi più o meno nostrani con cani di razze da cerca. L’aspetto squisitamente venatorio, però, non ha niente a che spartire con l’aspetto cinofilo, la tipicità, le caratteristiche che distinguono una razza dall’altra. L’incrocio negli anni Cinquanta e Sessanta tra bracco e pointer aveva registrato nel mondo di Diana un successo incredibile al punto di fare pensare ad un riconoscimento da parte dell’Enci. Per fortuna il tempo è medico e del bracco-pointer in pochi anni si sono perse le tracce a vantaggio del rilancio di bracchi e di pointer.

Se la testa è il 70% della tipicità del Segugio Italiano, l’occhio è la parte che lo distingue da tutte le razze da seguita. Nel Segugio Italiano deve essere grande, luminoso, in posizione semilaterale. Il bulbo oculare ha forma globulare né infossato né sporgente. La rima palpebrale è a mandorla. Il pigmento dei margini palpebrali deve essere nero(senza l’utilizzo di matite da trucco come purtroppo ancora accade nei ring dei campionati sociali o nei raduni). Il colore dell’occhio dev’essere ocra scuro(la gradazione estrema del giallo non del marrone o del nero). Se osservate attentamente Il Petit Bleu De Gascogne gli occhi sono in posizione semilaterale ed hanno colore castano. Potete mescolare la tavolozza di un grande pittore ma mai arriverete al colore, all’espressione del Segugio Italiano. Tali considerazioni valgono per le altre razze impiegate nei cosiddetti rinsanguanti: l’Ariegeois ha occhi scuri o bruni anche se l’espressione è affettuosa; il Porcelaine ha occhio scuro con sguardo intelligente e dolce che può indurre in errore un cinofilo non smaliziato( il miglior maschio di SIPR di una passata edizione del Campionato Sociale SIPS per il 60% era un Porcelaine); il Lucernese ha occhi bruni, leggermente ovali, di grandezza media con espressione dolce.

Cosa significa “espressione”?  In cinotecnia questa voce è riferita per la descrizione dello sguardo del nostro ausiliare. E l’occhio ne è depositario. “L’occhio che esterna il sentimento – scrive Paolo Ciceri in un articolo dedicato al Segugio Italiano – , l’intimo, il carattere e che dà alla fisionomia del cane un’espressione di intelligenza. Occhio che deve avere un’iride carica di pigmento”. “ Si badi – sottolinea Ciceri – all’espressione dello sguardo:  nel cane da caccia italiano questo è nettamente caratteristico che si stacca da tutte le altre razze canine. Il nostro segugio ha sguardo simile a quello del Bracco Italiano e dello Spinone . Doti che non si confondono: se ci sono le ha trasmesse madre natura, se non ci sono l’uomo non può certo inserirle”. “La Pro Segugio – era il commento finale di Paolo Ciceri – ha organizzato diversi convegni. Purtroppo ancora tanta gente è digiuna di principi fondamentali. Il saper valutare il cane è arricchire le proprie cognizioni, saper dare importanza a quei caratteri che sono le fondamenta per un rendimento morfologico e venatorio”.