IL RISPETTO DEL CAPRIOLO

Il vizio del nostro segugio a perseguire selvatici non desiderati è un tema di grande attualità anche per i segugisti di pianura. Cinquant’anni fa quando incominciai a cacciare la lepre coi segugi a distrarre i nostri cani c’erano solo fagiani, quaglie e conigli selvatici. Oggi, anche nella bassa Pianura Padana, lungo i fiumi, si trovano con una certa frequenza caprioli, daini (inizialmente fuggiti da recinti dove venivano allevati per il solo piacere del proprietario), cinghiali e volpi oltre alla minilepre. Non è quindi facile specializzare il nostro ausiliare sulla sola lepre. Cosa fare considerando poi che le migliori zone di addestramento e le più selettive prove o verifiche zootecniche si tengono su territori collinari e di montagna dove ungulati e volpi sono una costante realtà?

Per l’avvocato Gildo Fioravanti la principale terapia è quella di “non fare desiderare al segugio questi selvatici” con un addestramento mirato alla sola lepre. Quando il nostro allievo avrà conosciuto in modo approfondito la lepre non si interesserà di altri selvatici. Il rifiuto naturale è fissato nel DNA da diverse generazioni. Basta un richiamo per ottenere ascolto e disciplina del nostro allievo. Per gli altri segugi ci vuole pazienza. Il nostro allievo va portato sulla traccia della lepre. “Trattare il filo del sentore – precisa Gildo Fioravanti – equivale a trattare il selvatico che ha lasciato quel sentore e non altri. Per questo il segugio deve essere segugio, al massimo possibile, per poterlo allenare”. Liberare il cucciolo sulla pastura fresca della lepre è cosa buona. Ripetere più volte l’operazione. Il rifiuto di altri selvatici è quindi una conseguenza naturale. Può darsi che il cucciolo si faccia distrarre da questi animali che gli schizzano davanti ma lo farà senza passione e al primo richiamo abbandonerà. Nel caso in cui il segugio si mettesse in seguita su capriolo o volpe dopo una corretta pratica di avviamento sulla lepre, la prima volta lo si richiama e lo si punisce mettendolo al guinzaglio. Nel caso di segugio già adulto il recupero non è facile. Si può inserire in una muta corretta che si occupa solo di lepre. Lo si può portare da solo in zone recintate anche se il percorso di recupero è più lungo e costoso. Tutto dipende da quanta passione il nostro segugio riserva alla lepre.

Per avere successo, secondo il maestro Mario Quadri, l’addestramento del segugio su lepre e al rispetto del capriolo, va fatto fra i 4 e i 5 mesi. Il nostro cucciolo deve memorizzare l’usta della sola lepre. Per prima cosa dobbiamo insegnare al nostro allievo a stare al guinzaglio e a non soffrire la macchina. “Uno dei metodi migliori – dice Quadri – è quello di avere con sé un collaboratore che conduca a guinzaglio un segugio già addestrato. Si cammina insieme e si fa passare il segugio adulto davanti al giovane perché lo eccita; e tira il guinzaglio per seguirlo. Dopo aver fatto questo lavoro per 4 o 5 volte, gli si fa passare davanti il giovane; poi, un pò l’uno, un pò l’altro. Quando l’allievo procederà senza inquietudine e tirerà il guinzaglio con disinvoltura bisognerà insegnargli ad ignorare le passate di animali che non si vuole fargli rilevare ma quando troverà quelle della lepre lo si accarezzerà. E veniamo al capriolo: “I segugi da lepre – sottolinea Mario Quadri – tendono istintivamente al selvatico più grande; poi, il capriolo con il suo temperamento invita e sprona i cani ad inseguirlo. Per alleprare il segugio è necessario, ogni volta che si abbatte la lepre, offrire le interiora e il sangue della lepre”. Quando il nostro giovane segugio è perfettamente alleprato è il momento di portarlo in zona caprioli. L’impatto col nuovo selvatico porta ad una seguita poco convinta. Va al più presto fermato e rimproverato verbalmente. Quando siamo in presenza di segugi di carattere e temperamento troppo ardente e incapaci di trattenere la propria aggressività, dopo alcuni tentativi andati male, è meglio rinunciare.