IL CANETTIERE

“Tanto vale il canettiere quanto vale la muta”: sono le parole di Luigi Zacchetti ispiratore della Pro Segugio. 

“Nella caccia in  genere – scriveva Zacchetti nel suo memorabile “Manuale del cacciatore col segugio” edito nel 1946 ma ancora di grandissima attualità – occorre essere osservatore, in quella della lepre più d’ogni altra. Chi non lo è per natura difficilmente può diventarlo, può riuscire in questa caccia in cui v’ha così tanto da vedere, da osservare”.  

E ancora: “La caccia alla lepre è una scienza pratica, per apprenderla abbisognano anni assai, e possedere attitudini speciali: senso d’osservazione,, occhio vigile, tenacia…. La caccia alla lepre, soprattutto in piano, esige la completa conoscenza della via di questo resicante. Nel guidare i cani si terrà ad una trentina di metri dagli stessi per non calpestare la traccia, per non intralciare il lavoro; userà sempre le stesse parole, la stessa intonazione di voce perchè arrivino a comprendere il loro significato; non griderà non inciterà i cani all’inseguimento con la lepre in vista perchè i cani forvierebbero per la troppa eccitazione; richiamerà solo l’attenzione  dei cani che non avessero inteso lo scagno  del compagno che ha scovato. Da noi si grida: sotto! sotto!”

“Pur sorvegliando il lavoro dei cani nulla deve sfuggire al suo spirito osservatore sia prima che dopo aver trovata la traccia: nè l’orma, nè le fatte, nè l’erba brucata, tutti indizi della presenza della lepre”

“Il canettiere deve conoscere i pregi e i difetti di ciascun cane e saper riconoscere ognun d’essi dalla voce.  Compito del canettiere è di badare ai cani, al buon andamento della caccia, perciò nell’inseguimento si manterrà il più vicino possibile ad essi per vigilare il loro lavoro specie nei falli per poterne trarre utili deduzioni per risolverli. La lepre va lasciata sul posto dell’uccisione fino all’arrivo dei cani; si elargirà loro un premio fatto anche solo di carezze”.

“Non è un’arte facile il guidare una muta – ammoniva Luigi Zacchetti – , e le difficoltà aumentano in ragione del numero de’ suoi componenti, dato che la colleganza viene meno sentita con più la muta è numerosa. Il canettiere non solo deve conoscere i difetti e le qualità di ciascun cane, ma d’ognuno conoscere il particolare carattere. Durante la caccia deve valutare il lavoro, saper interpretare quanto esprime la voce d’ogni suo segugio. Tutti i cani chiacchieroni inutili, tutti i muti, tutti i distratti, tutti i testardi, vanno eliminati. Quanto la muta sia buona, la caccia avrà maggiori probabilità di successo se il canettiere porrà più confidenza nell’abilità dei cani che nella propria”. 

Nelle foto Luigi Zacchetti e la campionessa Fiamma, del 1938.