GURU E SEGUGISTI

Lo standard di razza è l’unica via percorribile per affermare il Segugio Italiano fulvo pelo raso. Le altre strade sono percorse ad arte da imbonitori di piazza, dai “guru” che popolano la nostra amata penisola, per ragioni personali legate al  tornaconto. 

E’ giusto esporre il proprio pensiero ma solo attenendosi alla cinofilia-cinotecnia. Il segugista deve aver chiaro l’obiettivo senza deviare la traiettoria verso i propri impulsi che se possono risolvere il problema per la ricerca del buon cane da lepre non risolvono quello per la scelta del vero segugio. Non è corretto godere del privilegio dell’iscrizione al LOI, e anche il possesso dell’affisso, per poi produrre cani che non rispondono ai dettami della razza allevata. 

Fra le verifiche zootecniche e la caccia non c’è dualismo perchè il Segugio Italiano è unico! Nelle prove si dovrebbe mettere in evidenza la razza, lo stile, la tipicità del lavoro. Non è vero che gli appassionati del Segugio Italiano di metodo fanno solo accademia. Dobbiamo tutti darci una mossa: i segugi cosiddetti italo-francesi non fanno parte della nostra razza! Sono troppe le diversità sia psichiche che fisiche. 

“Ci si rende conto – ebbe a dire il giudice Paolino Ciceri al 30esimo anniversario della dipartita di Luigi Zacchetti durante il raduno nazionale di Casaletto Ceredano – di quanti anni sono stati persi? Tempo sprecato nel tentativo di ottenere il cane capace. Tentativo pienamente fallito che ha inzuppato la piazza di inconcludenti incroci”.