CACCIA ALLA LEPRE COL SEGUGIO

La cerca è la prima fase della caccia col segugio alla lepre. Il lepraiolo cerca l’attacco fuori dalle pasture per reperire una passata poco distante dal covo della lepre. A stagione di caccia avanzata questa operazione viene condotta nelle immediate vicinanze di strade asfaltate, ferrovie e abitazioni: nei fazzoletti di terra dove la caccia è vietata per la mancanza delle distanze previste dalla legge, dove il vero segugista non oserà mai andare, sia per salvaguardare la salute dei propri ausiliari che quella degli automobilisti di passaggio. Che conta, per questi portatori di fucili, è la sola lepre morta da pubblicare sui social o da esibire nei ritrovi frequentati dai cacciatori. I loro segugi o similari hanno ed avranno solo il compito di segnalare la vicinanza del covo; interverranno poi i cacciatori – a volte armati anche di arbusti per battere il terreno – per sparare la lepre a fermo o allo schizzo perché che conta è il numero dei capi abbattuti visto poi che i loro cani non sanno inseguire. 

Il vero segugista, che si è adoperato nella selezione del Segugio Italiano, cerca nella cacciata il godimento all’ennesima potenza. Così non potrà fare a meno di indirizzare i propri segugi verso la pastura della lepre per provare emozioni indescrivibili nel vedere i suoi segugi risolvere con metodo ed iniziativa  il grande rebus dei grovigli delle passate della lepre e trovare la via d’uscita, il filo che porta al covo. Nelle fasi di cerca e di accostamento il nostro ausiliare avrà memorizzato l’emanazione della lepre oggetto della cacciata. Raramente mi è capitato di scovare la lepre nei pressi della pastura. In alcuni casi si trattava di altra lepre rispetto a quella attaccata nelle prime due fasi. 

Uscendo dalla pastura nell’andare al covo, la lepre userà mille stratagemmi per mettere in fallo cani e canettieri, percorrendo viottoli o strade di campagna, visitando campi privi di vegetazione, andando in avanti e indietro su un coltivo verde per lasciare una forte emanazione con lo scopo di disorientare i cani e far credere che il covo è nelle immediate vicinanze. Così i raddoppi della lepre verranno confusi per le doppie dai segugi di scarsa qualità. La soluzione di un fallo di accostamento è uno dei momenti più belli della cacciata. E’ come trovare un indizio fondamentale in un film giallo per arrivare all’assassino. Il fallo di accostamento può essere risolto dal segugio rimettitore che lavorando ai margini della muta o compiendo cerchi concentrici risolverà l’enigma. Anche il canettiere inviterà gli altri componenti la muta ad allargare lo spazio di indagine in avanti, sui fianchi ma anche indietro rispetto al fallo. Il più delle volte la lepre riprende la strada e nei pressi di un crocevia metterà in atto il raddoppio con groviglio prima di andare al covo. Quando la lepre doppia il suo ultimo tratto per accovacciarsi ricalca le sue orme piede su piede. Qui i nostri segugi manifestano la vicina presenza della lepre con un mix di ansia e gioia; “la loro voce freme – dice Mario Quadri -; si fa sincopata; poi, scatta lo scagno come un grido d’allarme quando la lepre salta dal covo. A seguita spiegata la muta intona un coro vivace, armonioso, squillante che esalta, commuove, confonde di entusiasmo il canettiere e i postaioli”. 

La seguita è la fase più bella e attraente che i nostri segugi mettono in scena nell’inseguimento dell’orecchiona. Le voci sono un crescendo rossiniano dal primo attacco allo scovo, nella seguita. 

“La voce esprime quello che un segugio sa fare o non sa fare – sentenzia l’avvocato Gildo Fioravanti”. Per il compianto segugista di Avezzano “la natura non regala: vende, e la selezione acquista, pagando caro perché il processo selettivo serio è sempre costoso”. Il segugio di qualità lo senti subito, si conclama già dalle prime occasioni: “ quella particolare voce sicura, con certe inflessioni nel dubbio, di rapidissima riflessione, esecuzione e ripresa, alta precisione ed energia nello star dietro da presso alla lepre”. 

Nella seguita il cane vocalizza con accenti diversi, espressivi più che nelle altre fasi. “La voce – secondo Gildo – non deve essere solo espressiva ma anche continua, incessante, in perfetta armonia col movimento del corpo. Più la voce è serrata e sicura più la lepre corre. Qui il ritmo è più importante del timbro (ritmo e timbro elevano la razza, NDR)”. La voce espressiva racconta  la seguita.