ALLEVARE SEGUGI E’ ARTE CINOFILA

“Possedere la scienza del teorico, l’abitudine del pratico e il tatto dell’osservatore” sono i punti cardine del saper allevare. Conoscere nei dettagli il proprio segugio assume una importanza assoluta. E questo a partire dall’accoppiamento, dalla scelta dello stallone per la nostra cagna. Perché allevare è intuito nel saper prevedere l’esito del connubio. Allevare poi è un dono di natura; l’allevatore però può dare buoni risultati se passione, impegno e capacità maturata con l’esperienza, si sommano. 

“L’allevare – mi confidò un giorno Paolo Ciceri durante una mia visita alla cascina Olza di Casalpusterlengo – è motivo di specifica selezione che non può essere frutto dell’improvvisazione; richiede cultura, oculatezza e forte spirito di osservazione. Saper vedere, saper guardare in modo indagativo, rendersi conto del perché delle cose il più delle volte porta a risolvere problemi fastidiosi. E i problemi, nell’allevare, arrivano senza aspettarseli. L’allevamento va praticato con cura, con l’osservanza di tutti gli accorgimenti per conseguire un buon risultato. In certe razze la difficoltà di portare a maturità i cani con gli arti corretti, piedi idonei, è preoccupazione. I bastardini che popolano la strada crescono senza bisogno di tante cure e non hanno difetti di costruzione evidenti. Allevare è la realizzazione della capacità di chi opera. Non basta definirsi allevatore solo perché s’è ottenuto un paio di cucciolate. Occorre saper valutare pregi e difetti dei nostri cani, conoscerli a fondo, operare con intelligenza e essere franchi sulle regole della genetica. La scienza sta troppo coi piedi sotto la scrivania, lontana dalla pratica, perché la pratica è bagaglio di gente che scrive poco o nulla affatto”. “Un carattere negativo – è la sintesi conclusiva del comm. Paolo Ciceri, allevatore di Bracchi italiani, esperto giudice di segugi sia in prova che in expo – è tanto più grave se più facilmente trasmissibile e fra questi primeggiano quelli che intaccano la tipicità. Per mantenere integra una razza è scrupolo attenersi  alle perfette misure del suo standard. Il saper o meno allevare porta a risultati differenti. L’oculatezza della scelta dei riproduttori è il cardine, il punto focale: si devono preferire i soggetti che trasmettono al massimo grado le caratteristiche di base”.

Partendo da questa importante testimonianza, ho individuato alcuni punti a cui si devono attenere gli allevatori che mettono al primo posto la valorizzazione, la selezione del Segugio Italiano.

Il primo comandamento riguarda lo STALLONE, il RAZZATORE

C’è il bel soggetto, lo stallone e il razzatore. Il bel soggetto è il segugio che si afferma in competizioni che sfoggia la sua bellezza, la tipicità di razza. Lo stallone è quel maschio sul quale sono basate le speranze e funziona nei piccoli o grandi allevamenti. Lo stallone è l’eccellenza alla regola: è quel soggetto che per i caratteri di mascolinità, prestanza fisica e tipicità di razza, si distacca dalla normalità. Il razzatore è quello che costantemente fissa e trasmette i caratteri nei figli; che anche con femmine normali sa imprimere la giusta impronta: è un cane raro. Perdere tempo significa perdere possibilità di generare prodotti di qualità. Il cane ha vita breve. Se i caratteri della razza sono tanto fissati e costanti nei suoi antenati sia dal lato paterno che materno, questo soggetto sarà certamente più razzatore di ogni altro proveniente da soggetti poco provati. Per la scelta dei segugi da fare figliare è consigliabile attenersi al grado di mascolinità e femminilità. “La mascolinità – diceva Paolo Ciceri – non è del bestione abulico, di scarso temperamento, ma del maschio aitante, spigliato, prepotente. La femminilità è della femmina che evidenzia forme graziose, sguardo dolce, movimenti garbati, carattere remissivo, distinzione e una testa cesellata”. 

Il secondo comandamento riguarda  i VALORI DEI CARATTERI TRASMISSIBILI

La conoscenza del valore di mascolinità e di femminilità negli allevamenti è uno dei pilastri basilari. Per decenni negli accoppiamenti si è dato più importanza al valore del maschio perché erano più palesi le caratteristiche morfologiche trasmesse ai figli. 

La cinofilia moderna, oggi, ha dimostrato che per allevare in sicurezza  ed ottenere soggetti di alta classe occorre possedere femmine di almeno 5 generazioni controllate. Non solo: va ponderato anche lo stato di salute dei riproduttori che siano esenti da tare degenerative. In una razza da caccia come il Segugio Italiano la carriera venatoria dei riproduttori è importantissima. Conosco segugi che alla veneranda età di 11-12 anni non solo cacciano con grande sagacia e prestanza atletica ma ancora sono in stazione di monta generando cucciolate numerose. Un dato da non scordare: per fare un buon cane ci vogliono almeno 3-4 anni; considerate che la vita media di un segugio varia dai 7 ai 9 anni(dal punto di vista venatorio). 

Il terzo comandamento è conoscere la DEGENERAZIONE. 

 

 

Un fenomeno che si presenta con caratteristiche che si manifestano sul soma e nella psiche. Disturbi che sminuiscono i caratteri generali di una razza. Si riduce il complesso di vitalità e nei casi più gravi viene intaccata la normale funzione degli organi. Il PROGNATISMO: se di lieve entità è trascurabile pur essendo segno d’allarme. L’ENOGNATISMO: difetto grave che se pronunciato porta alla squalifica del soggetto.  

 

L’equilibrio organico ha diretta influenza sulla salute. Il pigmento delle mucose e del mantello fornisce un indice di potenza e resistenza vitale del nostro ausiliare. Sempre sotto il profilo pratico, con riferimento all’occhio, al tartufo, ai margini palpebrali e labiali, ai cuscinetti plantari, può esserci una differente valutazione a confronto della depigmentazione del mantello. Il pigmento di mucose, tartufo, ecc., è molto più impegnativo e la decolorazione grave porta a squalifica(quanti nasi rossi ho visto su soggetti qualificati eccellente in prova). Nei segugi la depigmentazione dell’occhio è presente soprattutto nei cuccioli ma può essere curata. I segugi con forte pigmento dell’occhio hanno una migliore espressione, con sguardo più sincero. La depigmentazione dei cuscinetti plantari e delle unghie, ma anche del tartufo, causa tra l’altro un piede debole che a contatto con terreni impervi subisce non pochi traumi. L’unghia depigmentata è di color rosa, quella bianca non è depigmentata. Certe problematiche, poi, sono provocate da una condizione dei riproduttori non ottimale al momento del “salto”; così come lo stato di generale carenza della fattrice in gestazione e allattamento. Fare attenzione ai parassiti intestinali soprattutto nei cuccioli e cuccioloni. Una alimentazione adeguata limita il rischio di degenerazioni. Bisogna avere massima cura della cagna gravida anche in allattamento. Non utilizzare consanguineità troppo stretta. 

 

PREGIO E DIFETTO: Il pregio nel nostro segugio salta fuori subito quando nel cucciolo c’è disinvoltura, è socievole ed evidenzia segni di intelligenza. Esiste poi il pregio morfologico e quello psichico, che riguarda il carattere. Il pregio morfologico fa riferimento ad un cane forte, sano, robusto, ben nutrito. Il difetto è dato dalla non rispondenza del soggetto alla funzione. Poi ci sono difetti congeniti e acquisiti: il primo è sempre grave perché si trasmette mentre il secondo, almeno, non si trasmette. Vizio e tara: interessano rispettivamente la psiche e il tessuto connettivo. Hanno un’importanza non relativa.

I CUCCIOLI: allevare le giovani promesse con scelte appropriate è fondamentale per la riuscita del segugio di domani. Il tipo è la base da cui partire e non lo potrà dare l’allevatore. Se esiste nei genitori sarà tramandato, se scarseggia occorrerà molto tempo per ottenerlo. La costruzione corporea, invece, si può correggere grazie soprattutto ad una varietà di mangimi di qualità nella fase della crescita. La carenza alimentare, poi, causa indebolimento del piede(piedi pantofolati). Servono spazi ampi con disponibilità di solarium. 

LA SCELTA DEL CUCCIOLO:  fin dai primi momenti che camminano , che giocano, con un poco di esperienza e fantasia, si può individuare quali cuccioli tenere. Logica vuole che chi alleva per sé  punta a migliorare il livello genetico del proprio allevamento, della propria muta. La scelta in genere si orienta verso il cucciolo più disinvolto nei movimenti, dominante sul resto della cucciolata, con forte carattere. 

Giuseppe Solaro, allevatore di pointer, presidente dell’ENCI, prezioso collaboratore nella stesura del primo standard del Segugio Italiano, autore dei disegni raffiguranti il Segugio Italiano fulvo a pelo raso che ancora oggi sono il metro di valutazione per i seguisti che amano la nostra razza, amava ripetere: “Possedere la scienza del teorico, l’abitudine del pratico, il tatto dell’osservatore” per saper allevare.