IL SEGUGIO E LA RAZZA

Le direttive sia per la morfologia che per il modo di comportarsi del nostro segugio nella fase di lavoro sono il frutto di studio ma soprattutto della risultanza di caratteristiche che si tramandano nei tempi attraverso la selezione. E’ quindi giusto esporre il proprio pensiero ma attenendosi alla cinofilia-cinotecnica. Godere dell’iscrizione al libro delle origini o anche del possesso dell’affisso non è garanzia di risultati positivi. Bisogna trovare un punto di accordo e uniformarsi alla logica per fare conoscere agli appassionati seguisti la linea da seguire nella selezione del nostro amato ausiliare. Già nel passato, autorevoli personaggi hanno espresso pareri sullo standard del segugio italiano(sia dal punto di vista morfologico che funzionale)spesso discordanti che hanno contribuito a generare confusione. 

Nel suo “Manuale del cacciatore col segugio” Luigi Zacchetti sottolineava che “I nostri segugi italiani mancano spesso di tipicità soprattutto quelli che bazzicano nelle colline e nelle montagne per lo più in mano a cacciatori che mirano più al rendimento che non al sistema appropriato del vero segugio dinamico”. L’avvocato Peccorini Maggi, nella prefazione del libro scritto da don Nando Armani, evidenziava  di non aver mai assistito ad una divergenza di opinioni imbastita sul metodo di lavoro del segugio e che, quindi, il segugio dovrebbe lavorare rispettando le regole per cui è stato creato: la caccia. “Nelle gare – dice l’avvocato Peccorini Maggi – si da massimo rilievo allo stile dei vari soggetti e alla loro ortodossia poiché si deve tenere in dovuto conto la tipicità del lavoro della razza”. 

Come mai ancor oggi ci sono scuole di pensiero(compresi giudici esperti)portate a preferire il segugio di metodo o di iniziativa? “C’è la necessità – aveva detto Paolo Ciceri nel dopo raduno di Rovereto Cremasco in occasione del 30esimo compleanno della Pro Segugio – di fare chiarezza: bisogna far erudire la massa dei seguisti e soprattutto che si convinca che il cane in lavoro deve mantenere le caratteristiche della razza perché esiste colleganza tra morfologia e sistema di lavoro. Tutti devono contribuire affinché i seguisti ai quali sta a cuore la razza si adoperino per la diffusione numerica del segugio italiano tipico e selezionato soprattutto sulle doti intellettive che sono il bagaglio di indiscussa rispondenza”. Ciceri, infatti, nei soggetti presentati in expo aveva notato e messo in evidenza i gravi danni causati dall’utilizzo ad oltranza di segugi francesi nel rinsanguamento del segugio italiano. 

“Oltre all’intelligenza – fu il pensiero del più importante e conosciuto giudice italiano del primo dopoguerra – va dato appoggio a quei cani che esternano il cosiddetto animus ereditato dagli avi e che racchiude volontà, passione, tutto il corredo da noi ricercato. Non si deve per principio sostenere che nel cane puro con marcati caratteri di tipicità si riscontrino con più frequenza le insufficienze.  Necessita quindi darsi da fare seriamente usando l’intuito: abbandonando i personalismi e i profitti personali; le invidie e scambiandosi i soggetti validi, intelligenti per eventuali accoppiamenti studiati, restando vincolati alle regole della genetica; solo così si arriverà ad allargare i risultati voluti. Ma ci si rende conto quanti anni sono stati persi? Oso dire tempo sprecato nel tentativo di ottenere cani capaci. Tentativo pienamente fallito che ha inzuppato la piazza di inconcludenti incroci”.


Nell’ambiente segugistico nazionale è radicata la convinzione che la voce del segugio sia caratteristica di razza. E’ normale che la voce venga qualificata con scrupolo considerando l’importanza che riveste nel capitolo della tipicità. Non è ammissibile che segugi dotati di rispondente costruzione corporea, del richiesto modo di comportarsi nelle 4 fasi di lavoro emettano voci contrastanti ai crismi e vengano in verifica zootecnica ugualmente premiati con qualifiche lusinghiere e cartellini(CAC-CACIT). 

Quanto detto per il lavoro vale per la morfologia. Nelle esposizioni e nei raduni di razza manca quella prontezza di valutazione, quella sicurezza nella scelta istantanea del cane di vera classe. E trattandosi del segugio italiano il saper afferrare all’istante una delle qualità basilari: l’espressione. L’espressione è data dall’occhio; nel cane italiano lo sguardo è inconfondibile, uno sguardo dolce che incute simpatia.

La voce è la razza: emessa con timbro vivace e per tutta la cacciata è espressione del pensiero del Segugio Italiano.  Il nostro cane attraverso la voce evidenzia il ragionamento circa il proprio lavoro su lepre. E sospende la voce solo quando gli viene a mancare la passata o la traccia della lepre. 

Attraverso lo squittire e il dar voce con le varie gradazioni, il nostro segugio chiama i colleghi di muta incitandoli alla collaborazione, avvertendo il canettiere del rintraccio dell’usta. 

Inizialmente il cane palesa uno squittio incerto; poi vocalizza sempre più e, per tutto l’accostamento, il tono e il ritmo si mantengono uguali. La musica cambia, con diversi momenti di silenzio, nell’avvicinamento al covo. Lo scagno energico caratterizza lo scovo; nella seguita la voce si fa squillante e corale.

I falli sono i grandi crucci della caccia alla seguita; tengono l’animo in sospeso nell’inseguimento, procurano grandi amarezze quando ci portano la sconfitta, ma anche grandi soddisfazioni quando si vincono. I falli in accostamento sono meno difficili da risolvere per il sentore che rimane a lungo a disposizione dei nostri segugi. Le difficoltà aumentano nella seguita vuoi per la traccia leggera che la lepre lascia sul terreno durante la fuga vuoi per le astuzie messe in atto dalla fuggitiva ma anche per l’eccitazione a volte eccessiva della muta che cade in fallo su errori propri più che per le “difese” della lepre inseguita.

Se la lepre si deruba dal covo appena prima dell’arrivo dei cani è più tranquilla  nella fuga e di conseguenza lascia maggior sentore sul terreno: solitamente si assiste a seguite più ordinate da parte dei nostri segugi anche perchè i falli sono meno frequenti anche da parte di lepri femmine che difficilmente lasciano il proprio areale.

Quanto detto per il lavoro vale per la morfologia. Nelle esposizioni e nei raduni di razza manca quella prontezza di valutazione, quella sicurezza nella scelta istantanea del cane di vera classe. E trattandosi del segugio italiano il saper afferrare all’istante una delle qualità basilari: l’espressione.