RITEMPRA E RINSANGUAMENTO

Il Maestro Mario Quadri, fondatore e presidente della SIPS per oltre 40anni,  parlando del Segugio italiano a pelo raso e a pelo forte, negli anni Sessanta e Settanta, consigliava agli appassionati una ritempra dei nostri cani da seguita con soggetti LIR di alcuni ottimi ceppi, dopo i guasti provocati alla nostra amata razza dal secondo conflitto mondiale, oppure con i piccoli lepraioli dell’Appennino o coi montanini delle Alpi. Una pratica che produsse discreti risultati dal punto di vista venatorio. Luigi Zacchetti, ispiratore del sodalizio cinofilo-segugistico che porta il suo nome, negli anni Cinquanta metteva in guardia i seguisti amatori del Segugio italiano dagli incroci coi segugi esteri. Lo fece anche dalle pagine della rivista Diana. La neonata Pro Segugio, nel 1955, consigliava il rinsanguamento di quel che rimaneva della razza Segugio italiano con segugi francesi che però avessero espressione simile ai nostri segugi. La FCI(Federazione Cinofila Internazionale)per evitare che si perseverasse negli incroci con le razze estere acconsentì di incrociare  la varietà a pelo raso con quella a pelo forte. A parte alcuni problemi relativi al pelo del mantello, le due varietà mantennero intatte le rispettive caratteristiche. L’idea di incrociare i nostri segugi con determinate razze estere per selezionare una razza italo-francese non trovò terreno fertile nell’ambito cinofilo ma alcuni allevatori hanno continuato(alcuni lo fanno tuttora)ad incrociare segugi nazionali già imbastarditi con razze estere spacciando i discendenti per Segugi italiani, iscrivendoli al LOI. Lo ribadì Mario Quadri a Soncino nel corso di un pubblico dibattito sull’evoluzione del Segugio italiano nel nuovo millennio. La richiesta di una nuova razza da seguita poteva essere un’operazione utile se dopo i primi incroci si fosse seguito l’iter del riconoscimento al LIR. “Quali sono le conseguenze – dice Mario Quadri – che dobbiamo subire: segugi anche belli a vedersi per un profano, ma carenti dell’espressività e della struttura morfologica del segugio italiano; segugi considerati italiani che parlano francese ed anche quando scagnano non hanno certo una voce squillante. Poi, a causa di tale rinsanguamento ripetuto, i nostri segugi sono diventati degli abbaioni. Persino i giudici francesi e belgi, a ragione, hanno accusato i nostri segugi d’essere dei chiacchieroni, pur riconoscendone il valore. Comunque, abbiamo ancora ottimi ceppi di Segugi italiani sia a pelo raso che a pelo forte: vediamo di conservarli!”. 

Sul dilemma “Eurosegugio o Segugio italiano l’avvocato Gildo Fioravanti non ebbe indugi: “Purtroppo oggi, e da circa trent’anni, il nostro segugio presenta  frequentemente, nel soma e nel tipo, e conseguentemente nella modalità di lavoro, l’apporto di segugi esteri, in specie francesi. Tutti o quasi a suo tempo fummo costretti a chiedere aiuto al sangue esterno; la via fu obbligata per la sopravvivenza del nostro cane: non fu una libera scelta cinotecnica d’incrocio fra due razze, fu una trasfusione di sangue necessaria per salvare un moribondo. Ma da allora si sono percorse due strade completamente diverse che sempre più si allontanano: vi fu chi intraprese l’operazione genetica al solo e utile scopo del rinsanguamento per ritornare appena possibile al segugio italiano, ritemprato e adattato alla esigenza dei tempi e dell’ambiente profondamente mutati; e chi invece ha usato e usa l’incrocio come pratica giornaliera al solo scopo di produrre cuccioli senza finalità cinotecniche di lungo respiro a scapito della nostra razza e di quelle estere”. 

Interessanti sono le osservazioni sul “Segugio italiano migliorato” contenute nel libro firmato da Giuseppe Quici: “Nell’ultimo decennio credo si sia raggiunto il top dell’interesse umano per il segugio specialista da lepre. Gli appassionati sono diventati anche cultori-estimatori, ma non tutti hanno le idee chiare e qualche pecora nera tenta di confondere le acque per un fatto meramente commerciale. Quaggiù(Centro Italia)sono anni che arriva gente da ogni luogo dello stivale per acquistare segugi cuccioli, avviati e campioni. Ne è derivato un mercato fiorente che però ha anche provocato danni irreparabili. Moltissimi ottimi cani sono stati esportati verso il Nord Italia, al punto che, spesso, se non vuoi cadere nella consanguineità, non disponi di riproduttori alternativi. Per dirla in parole povere, ci siamo impoveriti in materia prima. Noi, abbiamo quasi perso la paternità del segugio da lepre migliorato”.

Il dottor Giancarlo Bosio, già presidente della Pro Segugio, su detto tema, è stato molto chiaro: “Da una analisi zootecnica  del Segugio italiano attuale è evidente che alcune linee risentono  del rinsanguamento operato con razze estere. Tale operazione è stata oltremodo demonizzata dimenticandosi che l’uomo ha sempre in tutte le razze utilizzato altre razze simili per rinsanguare quando lo si riteneva necessario, per recuperare caratteristiche che altrimenti sarebbero andate perse e con loro la stessa razza.  Grandi allevatori come Pesenti Gritti e Gildo Fioravanti nel dopoguerra hanno rinsanguato il Segugio italiano nel tentativo di migliorarlo, riportandolo a cane d’ordine; cioè ad un segugio più metodico, più avvinto alla traccia, più sagace”. – La selezione del Segugio italiano?  “In zootecnia – è la conclusione di Giancarlo Bosio – è necessario armarsi di pazienza e di serietà. Gli accoppiamenti, infatti, non sono formule chimiche e la riuscita non è mai scontata ma le caratteristiche o peculiarità proprie del Segugio italiano sono oltremodo presenti e rendono onore a questo insuperato cane. Oggi possiamo ammirare degli italiani veramente corrispondenti allo standard e altrettanto rispondenti nel lavoro. Ricordiamoci , infatti, che il Segugio italiano è un cane creato per la caccia. Il vero segugio italiano è quello classico, che caccia con stile, con una voce squillante e piacevolissima di cui parla il grande Zacchetti”.